La Cronovisione
“La Domenica del Corriere” del 2 maggio 1972 pubblicava un articolo dal titolo “La macchina del tempo”, nel quale si asseriva che era stato inventato un congegno col quale era possibile vedere le immagini e sentire i suoni del passato non fissati con i consueti mezzi di comunicazione. Per avvalorare tale tesi veniva pubblicata una immagine del volto di Cristo che si asseriva essere stata captata dal congegno in parola, quale era in realtà al momento della morte di Gesù Cristo, circa duemila anni fa. Mentre l’autenticità, o meglio sarebbe dire l’età della sacra Sindone di Torino, non si è ancora potuta accertare, l’ingenua trovata del volto di Cristo presunta come captata dalla cosiddetta “macchina del tempo” è stato facile smentirla: si trattava semplicemente della riproduzione stampata con negativo rovesciato del volto di un Crocifisso conservato nel santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza in provincia di Perugia.
Indipendentemente da tale trovata interessava conoscere cosa ci fosse di vero nei presunti studi sulla macchina del tempo e, siccome da alcuni decenni Don Luigi Borello si dedicava allo studio dello stesso argomento, si premurò di incontrare il sedicente “inventore”, il benedettino padre Pellegrino Ernetti, docente di musica prepolifonica all’Accademia Santa Cecilia di Roma e, subito poté accertare che non c’era nulla né di preciso né di vero, ma soltanto vaghe supposizioni, le stesse che già erano apparse in Germania nel 1937, onestamente presentate allora come vaghe probabilità. Da quel momento l’argomento che dovrebbe essere di stretto dominio scientifico, dato che i fisici non lo presero in considerazione, se lo appropriarono le pubblicazioni di genere parapsicologico.




La Storia
In un servizio su “gli Arcani” del giugno 1974 dal titolo LA MATERIA RACCONTA e riferendosi ai lavori di Don Borello si diceva: 35 anni di studio per captare suoni e immagini del passato – Lo spazio è un pieno continuo nel quale non è possibile che esista il vuoto – Ogni volta che i suoni o le immagini di un avvenimento colpiscono la materia, vengono in parte trasformati in energia statica che può, in determinate condizioni, essere di nuovo suscitata – Una nuova forma di energia, finora sconosciuta. Il principio è semplice. Non solo gli animali hanno una memoria. Traccia di un segnale luminoso o di un suono – secondo molti ricercatori – resterebbe impressa anche nella materia inanimata. Un sasso ricorda, pur non avendo organi per “comunicare”.
Luigi Borello (professore di fisica e membro della “Accademia Tiberina” di Roma), in realtà è anche e soprattutto Don Luigi, cioè un sacerdote che per trent’anni ha diviso la passione per la fisica con l’impegno pastorale. Adesso continua ad inseguire un sogno segreto: la cronovisione, che significa poter ascoltare e vedere (con strumenti adatti) ciò che hanno memorizzato, proprio come i neuroni del nostro cervello, le particelle della materia inanimata.
La “cronovisione”, ovvero la radio del futuro? Per ora si può solo immaginare quante cose questo nuovo metodo d’indagine potrebbe far scoprire, e c’è di che rabbrividire.
Borello, Prete e Scienziato
Il sacerdote langarolo e la memoria della materia inanimata
Ha suscitato vasto rimpianto in Diocesi e nel mondo accademico-scientifico la repentina scomparsa (22 febbraio) di don Luigi Borello, deceduto a Varazze, nel suo attrezzato laboratorio scientifico, presso la colonia elioterapica diocesana, che egli dirigeva dal 1964. La sua ricerca scientifica lo appassionava nell’inseguire una «nuova fisica del futuro, in cui i fenomeni biologici risulteranno una parte essenziale della base concettuale che avrà portato alla nuova sintesi».
Nato a Pezzolo Valle Uzzone il giorno di Natale del 1924 e ordinato sacerdote il 27.7.1950, era cresciuto nello studentato albese della Società San Paolo, dove la propensione alle discipline scientifiche aveva trovato un eccellente maestro nel professore di fisica, chimica e matematica don Enzo Manfredi (1916-1977).
Le sue intuizioni nel campo della fisica elettronica lo portarono a inventare un tubo catodico e a formulare ipotesi di telegrafia e telefonia multipla che lo piazzano fra gli antesignani della televisione. Quando nel 1964 lasciò il gabinetto scientifico di “San Paolo” per la riviera ligure, si era portato dietro un vecchio oscilloscopio a raggi catodici, il prototipo sul quale aveva iniziato i primi esperimenti sulle rimanenze delle luci e dei suoni sulla materia, e una montagna di appunti.
Padre Pellegrino Ernetti
Una macchina in grado di osservare gli eventi del passato che appaiono in forma olografica in un piccolo spazio cubico. Questa la scoperta attribuita al monaco benedettino Padre Pellegrino Ernetti insieme a 12 scienziati, fra cui Enrico Fermi e Padre Agostino Gemelli, fondatore dell’Università cattolica di Milano, nei primi anni ’50 del secolo scorso.
Il visore viene, alla fine, messo a punto e appaiono le immagini ed i suoni dell’evento del passato al centro di un piccolo spazio; appaiono in bianco e nero e come ologrammi, tridimensionali. Attraverso un regolatore di onde, per tentativi, si cercava di prendere contatto con le onde specifiche del personaggio su cui si voleva sviluppare la ricerca: Mussolini, Napoleone, Cicerone. I mercati di Traiano a Roma. Naturalmente, essendo prete, Padre Pellegrino vuole rivedere la passione, morte e resurrezione di Gesù Cristo. Tutto viene filmato. Siamo negli anni ’50.
In una lettera scritta nel novembre 1990, quattro anni prima della sua morte, il religioso ribadisce le sue lontane affermazioni con termini inequivocabili: “La macchina del tempo è una verità sacrosanta”. E riguardo al silenzio imposto: “Ho avuto l’impedimento assoluto da parte dei miei superiori di dare nuove spiegazioni, di rispondere alle accuse, di riaffermare la realtà del cronovisore e dei risultati raggiunti… Poiché non potevo rispondere, il discredito scoraggiava poco a poco tutti i curiosi. Ed era precisamente quello che volevano, dopo la decisione di smontare l’apparecchio e di mantenere il segreto.”
«Vedremo il Cristo dalla nascita alla morte»
Per definizione «la cronovisione è il nuovo mezzo tecnico con il quale è possibile, operando su qualsiasi agglomerato di materia inerte che sia stato impressionato da immagini o da suoni, rivedere dette immagini e risentire tali suoni che in passato hanno lasciato tracce nell’impatto con la materia».
La cronovisione, appena avrà raggiunto un certo grado di sviluppo, «diventerà un fatto non solo scientifico e tecnico, ma culturale, sociale e religioso, che rivoluzionerà tante conoscenze».
In campo religioso, ad esempio, ognuno con la cronovisione avrà la possibilità di vedere il Cristo dalla nascita alla morte, vedere come agiva, ascoltare quello che ha detto con la mentalità critica che abbiamo oggi.
Cronovisione, trent’anni di studio
Con la definizione del processo cronovisivo per ora siamo arrivati a rilevare soltanto tracce di suoni e delle immagini del passato registrati nella materia e quindi un cronovisore, ossia un apparecchio tipo televisore, che sia alla portata di tutti, non esiste ancora. Tuttavia, con le indicazioni tecniche esposte e le nozioni di teoria neutrinica, non è escluso che un esperto di tecnica elettronica possa realizzarlo in forma pratica a breve scadenza.
Lettera a Padre Pellegrino Ernetti — firmata Don Luigi Borello Apri ▼
Rev. mo Padre Pellegrino Ernetti,
Le mie condizioni di salute, purtroppo non mi hanno ancora permesso di dilungarmi un po' di più sulla questione.
Per ora le invio una fotocopia della Sua del 21 nov. 89, con qualche commento a caldo.
Come dicevo nelle note a fianco di esse, ammetto che ho voluto essere un po' provocatorio con le frasi che Ella cita allo scopo di convincerLa a dire qualcosa di più preciso:
Quando mi dice (almeno 4 volte) che sono “sacrosante verità”, personalmente posso anche esserne convinto, dato che me le dice un Sacerdote. Ma come si può fare a convincere chi non ci crede?
Una cosa che voglio precisare è che quanto dice l’autrice della prefazione a pag. 5 e che Lei cita, le è stato da me suggerito di inserirlo e quindi me ne assumo io qualsiasi responsabilità.
Del resto sono cose dette da altri e stampate su vari quotidiani, settimanali e mensili e da noi riprese e riportate.
Aggiungerei ancora che piuttosto sarei io a dovermi ritenere offeso (sia pure non a mezzo stampa) da alcune frasi della Sua: sarei un “calunniatore” e un “falso”.
Che poi abbia voluto far passare Lei come … non credo di averlo mai pensato; è Lei che lo dice. Tutto al più, potrei dire “reticente” come dicono in tanti, ma a questo riguardo ne dà le giuste ragioni che sono di proibizioni, di etica ecc.
Voglio anche precisare che la parola “sedicente” non è offensiva e che Lei ben sa significa “uno che si dice”. Ed anche qui c’è sempre il motivo di essere reticenti.
Ripeto ancora, pertanto, che le frasi o termini da me usati, sui quali Ella si ritiene offeso, vedi “ingenua trovata”, “sedicente inventore”, “idea peregrina mai realizzata” innanzitutto non sono né miei né di Teresa Fessia ma scritti da parecchi altri e da me ripresi e riportati, diciamo pure a scopo di provocazione, come già ho detto per convincerLa a dire qualcosa di più.
Le dirò di più: in una prima stesura c’era un capoverso che poi ho abolito, ove si parlava del termine cronovisione e del tempo nel quale l’ho coniato: “fino a quel momento, in parapsicologia, si parlava di metagnomia, criptesia, psicometria, ecc. anche perché non era ancora stato realizzato alcun apparecchio rivelatore di tali fenomeni. Tutto al più si parlò di “macchine”, termine che non mi è mai piaciuto. La parola cronovisione, da me coniata invece, probabilmente è piaciuta a molti, poiché mi sono giunte richieste di informazioni da tutte le parti del mondo, risulta in un Diploma internazionale del 03-09-1972, nel Diploma dell’Accademia Tiberina di Roma del 30-01-1975 e nel volume WHO’S WHO IN EUROPE – edizione 1980 a pag. 269 al nome Borello Luigi ove è riportata la mia biografia.”
Il termine cronovisione deve essere piaciuto anche a Padre Ernetti, il quale dei suoi studi ci ha sempre detto molto poco; in un libro assieme alla signora Gabriella Alvisi lo usa per la prima volta.
Mi direte poi se mi sbaglio: quando l’Ernetti, l’Alvisi e molti altri avranno letto questo mio lavoro (se lo leggeranno), faranno propri i principi generali esposti, magari senza citarne la fonte.
“Se tuttavia saranno stati utili a qualcuno e soprattutto alla scienza in generale, ne sarò, non soltanto felice, ma pago”.
La cosa più importante alla quale invece ci tengo è la Teoria neutrinica di Cesare Colangeli, la quale, precisando la vera costituzione dello Spazio nel quale viviamo, risolve l’aspetto duale della luce e pone le basi del “magnetrino”, dal quale è stato possibile dedurre la registrazione, la conservazione e il modo di richiamare le impressioni della luce e dei suoni che hanno colpito la materia: la scoperta della “base fisica della memoria”.
Come vede le mie reticenze riguardano soltanto i limiti che abbiamo raggiunto nelle sperimentazioni. Tutto il resto lo può trovare descritto nel libro.
Chiunque realizzi rilevamenti che abbiano attinenza o traggano spunto da quanto viene descritto in questo saggio … citi che la deduzione è stata possibile mediante l’applicazione dei principi della “Teoria Neutrinica” e degli sviluppi ad essa apportati al concetto di “Magnetrino”.
Attendo un Suo riscontro, anche breve. Auguro un buon 1991 e ricordiamoci presso il Signore.
Don Luigi Borello