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Cronovisione — Pagina 2

La lettera esplosiva, la verità sul Cronovisore e i manoscritti di Don Luigi Borello

Da: Alberto Roccatano, Milano, 14 ottobre 2002

La Verità sul Cronovisore — CRONO 2

Questa risposta, che ci giunge postuma, dovrebbe convincerci a buttare nella spazzatura tutte le accuse di mistificazione lanciate su Padre Ernetti e permetterci, quindi, di valutare con altra attenzione la questione dell’esistenza o meno della macchina audiovisiva temporale. Ma torniamo a Don Borello il quale, nell’intervista sopra menzionata, dichiara di essersi incontrato con Padre Ernetti e di aver da lui ricevuto l’informazione che la macchina era stata smontata e portata in una sala del Viminale (il Ministero degli Interni italiano).

Nel marzo del 2000, esce negli Stati Uniti un libro su Padre Ernetti scritto da Peter Krassa, dal titolo “Il cronovisore di Padre Ernetti — la costruzione e la scomparsa della prima macchina del tempo del mondo”. In questo libro è contenuta una testimonianza del Prof. Giuseppe Marasca, il quale dichiara di aver ricevuto da Padre Ernetti il testo del Thyeste, la cui autenticità viene messa in discussione dalla Professoressa Katherine Owen Eldred dell’Università di Princeton.

La Lettera Esplosiva

Nell’occasione, veniva inviata a Padre Brune una copia dell’edizione americana con un allegato esplosivo: la lettera di un italiano che si dichiarava “figlio spirituale” di Padre Ernetti, desideroso di rimanere anonimo. Il direttore della “New Paradigm Books” ritiene di avere buone ragioni per considerare il documento autentico.

La lettera, pubblicata nel libro di Padre Brune nel capitolo “Il bugiardo crolla alla fine”, conterrebbe la confessione di Padre Ernetti: la ricostruzione del Thyeste era stata immaginata da lui e non proveniva dalla macchina del tempo; l’immagine di Cristo proveniente dalla macchina era una bugia; la macchina l’aveva costruita da solo, Fermi non c’entrava nulla. Ma la macchina non era una fantasia: l’aveva veramente costruita, ma da solo.

“Lascia che ti dica a cosa assomiglia il mio cronovisore. È una sfera, come un apparecchio da immersione o un sottomarino individuale, con aperture all’altezza degli occhi in tutte le direzioni. È sospesa a un cavo con un sistema che gli dà la completa libertà di movimento. È fatta di materiale molto leggero, una lega di alluminio. È mossa dal solo potere del pensiero.”
— Padre Ernetti (dalla lettera al figlio spirituale)

Qui c’è qualcosa che non va: nella storica intervista del 1972 con Maddaloni, Padre Ernetti descriveva la macchina come “una serie di antenne per permettere la sintonizzazione delle singole voci ed immagini”. Allora questa macchina è una sfera attaccata ad un filo o è un insieme di apparecchiature collegate ad una selva di antenne?

In mezzo a questa nebbia artificiosa, d’èv la verità. La contraddizione tra la confessione di falso e le dichiarazioni scritte a Don Borello è più che palese. Ma è proprio la considerazione di Padre Brune: questa lettera, pur avendo intento denigratorio, ammette che la macchina è esistita. Il fatto è che la macchina, se mai è stata costruita, è stata ben occultata. E senza prove vacillano anche gli angeli.

La Risposta di Padre Brune e la Morte di Don Borello

Circa un anno dopo questo colpo di scena, nel febbraio del 2001, nella sua Varazze, muore Don Borello. La reazione di Padre Brune, amico carissimo di Padre Ernetti, è decisa e senza tentennamenti, sintetizzata nel titolo del 9° capitolo del suo libro: “Un contre-feu” — una risposta all’aggressione.

“Ho la certezza che quella macchina sia stata veramente inventata da Padre Ernetti e che si trovi ora nascosta in Vaticano. Su un’amicizia con Padre Ernetti che è durata trent’anni, dal 1964 alla sua morte nel 1994. Non ho alcun elemento per ritenere che Padre Ernetti fosse bugiardo o fosse un mitomane, per cui io credo ciecamente a quanto mi ha riferito.”
— Padre Brune, intervista a “Chi”, 29 luglio 2002

Il Pericolo del Cronovisore

Padre Ernetti e Don Borello affermavano che questo apparecchio è pericoloso perché: è in grado di leggere il pensiero rendendo visibile ogni segreto; potrebbe dimostrare che gli eventi straordinari attribuiti a Gesù sono stati inventati dai suoi discepoli; potrebbe dimostrare che eventi considerati fondamentali nella storia scritta e nella nascita delle religioni non sono mai esistiti.

“Non ci sarebbero segreti, vita privata. Ogni azione, per il fatto che diventa energia, vagherebbe nello spazio e potrebbe essere captata da chiunque abbia un ‘cronovisore’.”
— Don Borello, intervista a “Chi”

Un unico rammarico, alla fine di questo scritto che è stato anche un lavoro di ricerca: la completezza di tutta l’informazione disponibile, di per sé, non rende automaticamente visibile la verità.

Dai manoscritti di Don Luigi Borello — a cura di Borello Giovanni

Dai Manoscritti di Don Luigi Borello (1989)

Argomento

Non vorrei si pensasse ad una delle frequenti trovate di pseudo inventori i quali vogliono demolire e nulla costruiscono. Qui ci troviamo di fronte a qualcosa di veramente nuovo che non demolisce né la fisica quantistica, né le acquisizioni di Einstein, né considera inutili le ricerche in atto: tutto al più saranno da considerare inadeguate in quanto non tengono conto della reale natura dello spazio in cui viviamo. Inspiegabilmente siamo vissuti finora “come i pesci nell’acqua — che non sanno cos’è”.

Finché non verrà recepita questa idea che definisce realmente cos’è lo spazio in cui viviamo, rimaniamo, nella fisica e non solo nella fisica ma in tutti i rami della scienza, di fronte ad un fisiologico avanzamento di meravigliosi progressi ma che restano ad un livello orizzontale, senza alcun balzo verticale, da ormai 60 anni. L’ultima grande acquisizione può essere considerata quella di Maxwell.

In tutte le altre acquisizioni, comprese quelle di Bohr — Einstein — Heisenberg — Schrödinger — W. Pauli, esistono ombre, dubbi, vuoti, incertezze. Esiste una meravigliosa pagina di Einstein nella quale esprime la sua più grande intuizione ma che purtroppo chiude dicendo:

“Finora non siamo ancora riusciti a realizzare questo programma in forma convincente e coerente. Il decidere se ciò sia o no possibile appartiene al futuro.”
— Einstein, 1938

Ma esistono anche due volumetti di Cesare Colangeli il quale nel 1948, con una perfetta formulazione, riuscì a fare l’unificazione che Einstein si auspicava: le leggi del “campo” sono valide sia per la radiazione che per la materia, dando ragione di ambedue con un’unica formula la quale varia soltanto per un coefficiente numerico diverso per la radiazione e la materia.

Il grande fisico Kenneth W. Ford diceva nel 1963: “Una sostanza ipotetica, l’etere, viene sostituita da un’altra sostanza ipotetica, il campo” e ribadiva: “naturalmente noi oggi siamo contrari all’imbarazzante ricchezza di campi nei quali nessuno veramente crede”.

LE DIFFICOLTÀ DI EINSTEIN E DI BOHR RIMANGONO, E LA TEORIA DEL CAMPO UNIFICATO SULLA QUALE EINSTEIN FACEVA AFFIDAMENTO È ANCORA UNA PIA SPERANZA. SIAMO TUTTI IN ATTESA DI UNA NUOVA SINTESI DI IDEE, che non sarà certamente conclusiva, ma ci fornirà UNA NUOVA BASE sulla quale la fisica potrà operare per decenni, se non per secoli.”
— Wiener

A Cosa Siamo Arrivati

Dall’approfondimento della teoria dello spazio neutrinico di Cesare Colangeli, siamo arrivati, con la prova positiva sperimentale di un corollario di essa, alla convalida della stessa nella sua interezza. E’ VALIDA NON SOLO PER I FATTI CHE ANCORA DOVEVANO ESSERE SPIEGATI, MA ANCHE PER QUELLI CHE SI RITENEVA POTESSERO ESSERE SPIEGATI IN SUA ASSENZA.

In particolare il nostro maggior lavoro è stato finora precisare:

1. In che consiste veramente l’impulso nervoso che si forma dopo la traduzione operata dagli organi di senso di quelle forme di energia che li colpiscono.

2. Come la corrente nervosa vada a formare nel cervello l’engramma e di conseguenza, cosa sono le tracce mnestiche.

3. In che modo queste tracce mnestiche permangono e come vengono di nuovo attivate al sopraggiungere di nuova situazione uguale o simile. In altre parole: SIAMO RIUSCITI AD IDENTIFICARE QUAL’È LA BASE FISICA DELLA MEMORIA (di tutte le “memorie”, non esclusa quella genetica).

“L’IMPULSO NERVOSO NON È UNA CORRENTE ELETTRICA — NOI NON CONOSCIAMO ANCORA LA NATURA DEI PROCESSI DI MEMORIZZAZIONE — FORSE LA SFIDA PIÙ GRANDE CHE SI PONGA LA NEUROSCIENZA È CAPIRE IN CHE MODO AVVENGA LA MEMORIZZAZIONE DEI RICORDI NEL CERVELLO.”
— Robert Ornstein e Richard Thompson

Finalmente a questi interrogativi abbiamo trovato una risposta, e da chiunque possano essere fatte le dovute verifiche semplicemente adottando i principi che, estrapolandoli dall’originale di Cesare Colangeli, ho esposto nei miei “saggi”. All’infuori di questi saggi e dei due volumetti del Colangeli, non mi risulta che esista una bibliografia al riguardo, in quanto si tratta di una via di indagine completamente nuova.

Don Luigi Borello — Varazze, 1989